Disabilità, come funziona il modello bio-psico-sociale

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modello bio psico sociale

Nel vasto tema della Disabilità per modello bio-psico-sociale si intende l’approccio all’inclusione per il quale ogni condizione di salute o di malattia è la conseguenza non della patologia in sé, ma dell’interazione tra fattori biologici, psicologici, sociali e culturali che determinano il modo in cui una persona si muove, agisce e vive nell’ambiente in cui si trova.

Il modello bio-psico-sociale si contrappone al modello biomedico, che attribuisce la malattia principalmente a fattori biologici, come virus, geni o anomalie somatiche, che il medico deve identificare e correggere. Questo modello è legato alla definizione di salute fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in cui è previsto il concetto di salutedell’essere umano. Un concetto che non è esclusivamente limitato alla mancanza di patologie o malattie ma è strettamente connesso a una più complessa espressione psicosociale delle individuali potenzialità e delle risorse.

Secondo il modello bio-psico-sociale, sviluppato da Engelalla fine del 1970, per poter risolvere una malattia o qualsiasi altro tipo di disagio è necessario occuparsi sia degli aspetti biologici sia di quelli psicologici, familiari e sociali dell’individuo.

La revisione del termine disabilità

Grazie alla progressiva affermazione di questo modello soprattutto a livello teorico, la definizione e la classificazione della disabilità ha visto, nel corso del tempo, un articolato processo di revisione. Siamo passati dal definire la disabilità una deviazione dalla normalità, come modello causale bio-medico, fino ad arrivare al concetto di variazione del funzionamento umano, che trae origine dall’interazione tra caratteristiche intrinseche dell’individuo e caratteristiche dell’ambiente fisico e sociale.

L’individuo con disabilità non va ridotto alla propria condizione di menomazione, ma diventa qualcosa di molto più completo, complesso e globale.

Le interazioni ambientali, possono agire da barriere o da facilitatori per la persona e quindi “educare l’ambiente” diventa molto importante quanto un piano di riabilitazione. Adattare l’ambiente alle necessità di una persona o un bambino, con disabilità vuol dire per esempio supportare la sua qualità di vita, e della sua famiglia.

La Disability Italian Network

Grazie alla classificazione basata sull’ICF (Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute) a cui hanno partecipato 192 governi che compongono l’Assemblea Mondiale della Sanità, dove è presente anche il nostro paese, è stata possibile la creazione della rete collaborativa Disability Italian Network (DIN). Lo scopo principale di questa rete è la diffusione degli strumenti elaborati dall’OMS e la formazione di operatori che permetteranno l’inserimento lavorativo dei diversamente abili, in collaborazione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

L’analisi delle dimensioni esistenziali dell’individuo porta senza dubbio ad evidenziare come le persone convivono con la loro patologia e anche quello che è possibile fare per migliorare la qualità della loro vita. Secondo l’ICF per definire il rapporto persona e salute bisogna prendere in considerazione la struttura corporea, le attività personali e la partecipazione sociale.

La disabilità non viene più considerata un problema di un gruppo minoritario all’interno di una comunità, ma viene considerata una condizione che riguarda tutti, poiché per tutti è possibile sperimentarla nell’arco della vita, come per esempio in una situazione ambientale sfavorevole.

Conclusioni

Il modello bio-psico-sociale rappresenta quindi un punto di svolta nella promozione del benessere e della salute.

In conclusione, l’applicazione di questo modello presenta molti aspetti positivi come la centralità della persona, il processo di cura che si sviluppa a partire dalla persona, coinvolgendola nelle scelte da prendere e nel gestire la propria condizione. Il superamento della diagnosi medica, perchè essere affetto da una determinata condizione rappresenta un punto di partenza per considerare la cura e quindi individuare un profilo di funzionamento della persona, da accompagnare alla diagnosi. Da considerare anche l’intervento trasversale, in quanto considerare i molteplici aspetti di vita aiuta a stabilire un intervento su misura della persona.

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